L’ecosistema di industrie tecnologiche in Israele è così sviluppato da essere secondo solo a Silicon Valley: un quarto del PIL israeliano è creato dell’industria tecnologica, ad oggi nel Paese siedono 5000 startup innovative, a fronte di una popolazione di 7 milioni di abitanti. Ma nel 2023 qualcosa è cambiato in questo panorama: l’80% delle nuove startup si è costituita negli USA e già nei primi sei mesi dell’anno vi è stato un forte rallentamento degli investimenti esteri nel Paese, investimenti che per lo più attingevano il settore tecnologico. La ragione di questo primo cambio di rotta poggia sulle politiche del governo israeliano e sui conseguenti disordini e proteste che esse hanno causato nel Paese: gli investitori non amano l’incertezza ed hanno diretto altrove i propri capitali.
Ma come è nata in Israele l’industria hy-tec? L’anno zero è il 1974, quando Intel sbarcò nel Paese; da allora lo sviluppo è stato importante e costante, fino ad esplodere negli anni ’90, quando è divenuta prassi che le startup tecnologiche israeliane venissero acquistate da multinazionali tra cui INTEL stessa, Apple, Ibm, Microsoft, Google e Facebook. Alla vigilia della crisi del 2023 erano 500 le multinazionali attive in Israele.
Oggi ci si interroga su come il conflitto in corso impatterà sul settore. Nel breve termine si assisterà ad un’ulteriore fuga di investimenti, nonché alla perdita di personale, richiamato come riservista, delle imprese del settore. Tuttavia sul medio periodo possono esservi sbocchi per il l’industria tecnologica, se essa saprà integrarsi con l’economia di guerra; la sicurezza ed il comparto militare sono strettamente legati all’hy-tec: si pensi che il sistema di difesa Iron Drone, che intercetta e distrugge i missili diretti sulle città e sugli obiettivi sensibili di Israele, si basa sull’intelligenza artificiale che, insieme alla cybersecurity ed ai servizi in campo medico, rappresenta il settore di punta dell’industria tecnologica israeliana.
Senza dubbio la violenza ed efficacia dell’attacco di Hamas ha messo in evidenza falle, non solo della vision politica e dell’intelligence, ma anche dei sistemi di difesa altamente tecnologici, che il nemico ha aggirato semplicemente abbandonando la tecnologia: chilometri di corridoi sotterranei, una sorta di bunker schermati utilizzati per spostamenti e comunicazioni, fino all’uso di paracadute e deltaplani per non essere intercettati dai sistemi di difesa altamente tecnologici di Israele. Oltre alla guerra combattuta sul campo di battaglia, se ne svolgerà nei prossimi mesi un’altra: quella della tecnologia e dell’innovazione. Se Israele sarà all’altezza delle capacità tecnologiche che ha dimostrato di avere negli ultimi 50 anni, risulterà vincente non solo nel conflitto armato, ma anche economicamente, risolvendo la crisi del proprio settore tecnologico iniziata ben prima del conflitto.
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